Bernd Brunner, a native German speaker, is unhappy that so many people find his language hard on their ears.  I confess that I had a negative opinion of spoken German, until I started watching German movies, and realized that it could sound lovely. What sounds awful is Americans trying to speak German.

Anyway, Brunner wonders why some languages sound better than others to some people. Excerpt:

In 1828, Charles Nodier, a French Romantic thinker, gushed about the “sublime emphasis” of Greek, which he felt echoed “the sound of the waters of Peneios.” He thought Italian rolled “like the rushing of a waterfall and the trembling of olive trees.” In cold countries, he explained, words are rough and consonant-heavy: Nodier claimed, “their clanging, rough sounds remind us of the whispering of wild streams, the cry of fir trees bent by the storm, and the din of cliffs falling away.” Even if we are willing to accept the premise that there’s a link between a language and its landscape, questions remain. Is “hard” always ugly and “soft” necessarily beautiful? Are people who speak hard-sounding languages automatically drawn to softer-sounding ones?

Pronounced sensitivities are involved in these questions, and the snarl of complications seems impossible to untangle. But although opinions differ, it’s possible to identify a few patterns. As far as I can tell, many people – including not only many Germans, but Americans – consider Italian to be the most beautiful language. Nasal French earns mixed reviews; some people find it elegant and sophisticated, while it sounds somehow stilted to others’ ears. Those who see fit to praise English – at least, if they’re from Europe – usually add in the same breath that “of course” they mean British English; specifically, the Oxford kind. Sadly, they forget that American English, especially as spoken on the East Coast, can express tremendous elegance and, yes, class. (And this judgment, of course, is quite objective). I think so, in any case, especially when I recall Bobbie Battista, the unforgettable, slightly and sexily cross-eyed former anchor for CNN International. It was a pleasure to listen to her, even when she was presenting terrible news from the first Gulf War. Anyway, you can make a mess of any language. It all depends on who is doing the talking and how he or she speaks – the speed, rhythm, and tone of voice. When some people open their mouths, the results sound more like yelling than talking. So isn’t it a little presumptuous to claim that one language is beautiful and another is ugly? Isn’t beauty entirely subjective? And what’s more: who actually knows every language and is in a position to make such a definitive judgment? The Japanese  – to take just one example of a non-Western culture – seem to see the whole matter differently. A friend who is a professor in Tokyo explained to me that Japanese people generally consider their mother tongue to be the most beautiful, but also have a high opinion of French and the Polynesian languages.

Here’s my entirely subjective opinion: I find that I don’t much like the sound of East Asian languages, but Indian dialects sound nice. I don’t have enough experience with African languages to say. Slavic tongues sound dense and knotted to my ear. Arabic sounds so staccato and aspirated, like its syllables get caught in the throat of its speakers. Dutch sounds like slurred German to me. I don’t like Latin American Spanish, but the Castilian way of speaking it sounds lovely to me. On the other hand, Brazilian Portuguese sounds sexy, but the spoken language of Portugal sounds like Russians trying to speak Spanish.

The most beautiful languages are Italian and French — Italian, because it’s so musical and vivid, and French because it is pure silk on the tongue and in the ear.

My fellow Dante readers, you will enjoy hearing Roberto Benigni recite Canto V from Inferno, on live television. He did a wildly popular show called Tutto Dante, which the NYT reported on here. Apparently he still does them every year in Florence! What I wouldn’t give to see one. Here he is on RAI, reciting the fifth canto. I’ve pasted in the text below the video, so you can follow along. I don’t speak a word of Italian, but the beauty and force of this language is ravishing. If I won the lottery, I think I would take Italian lessons just to I could read Il Maestro in the original. Savor this:

Canto V:

Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.
Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l’intrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata

vede qual loco d’inferno è da essa;10
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’ entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!».20
E ’l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d’ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.30

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.

Intesi ch’a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.

E come li stornei ne portan l’ali40
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali

di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid’ io venir, traendo guai,

ombre portate da la detta briga;
per ch’i’ dissi: «Maestro, chi son quelle50
genti che l’aura nera sì gastiga?».

«La prima di color di cui novelle
tu vuo’ saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.

A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.

Ell’ è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che ’l Soldan corregge.60

L’altra è colei che s’ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussurïosa.

Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi ’l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.

Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch’amor di nostra vita dipartille.

Poscia ch’io ebbi ’l mio dottore udito70
nomar le donne antiche e ’ cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

I’ cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che ’nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,80
venite a noi parlar, s’altri nol niega!».

Quali colombe dal disio chiamate
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere, dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov’ è Dido,
a noi venendo per l’aere maligno,
sì forte fu l’affettüoso grido.

«O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,90

se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ’l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ’l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,100
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’ io intesi quell’ anime offense,
china’ il viso, e tanto il tenni basso,110
fin che ’l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».120

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore.

Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse130
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangëa; sì che di pietade140
io venni men così com’ io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

UPDATE: This is great! A woman speaks gibberish that sounds like various actual languages. Really wonderful:

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